Il tridente segna, la difesa regge, ma Inzaghi strabilia con il gioco delle coppie

FOTO TEDESCHI
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Vivere alla giornata è spesso un’espressione abusata, almeno nel calcio. Ma questo è un campionato particolarmente “logico”, dove i valori sono talmente netti che aspettarsi scivoloni clamorosi o imprese titaniche sembra pura utopia. Decideranno tutto i confronti diretti, che sono come play-off diluiti. E dunque fa benissimo la Lazio a starsene al quarto posto con i piedi ben saldi per terra, badando soltanto ai propri risultati, come se gli altri non esistessero. La vittoria sul Torino è sicuramente frutto di questa applicazione, ovvero del lavoro ai fianchi dei giocatori che Simone Inzaghi fa durante la settimana e poi per tutta la durata del match, sempre al limite dell’area tecnica come se giocasse anche lui.
Non era facile battere i granata di Mihajlovic. Perché una squadra può aver anche mollato dal punto di vista dell’obiettivo ma se si diverte a giocare, disponendo in attacco di diversi uomini tecnicamente dotati, e nelle sue file ha il capocannoniere, affrontarla quando non ha ansia da risultato è sempre un problema. La gran giocata personale di Keita Balde ha prodotto alla fine i tre punti sperati, la quarta vittoria di fila, un altro salto di qualità psicologico ma naturalmente l’errore sarebbe pensare che tutto il meccanismo sia stato perfetto. La Lazio continua a sbagliare troppe occasioni (forse è la squadra che tira meno nello specchio in rapporto alle azioni d’attacco) e, nonostante la grande resa difensiva (Belotti annullato), con Hoedt stavolta una spanna sopra gli altri, rischia troppo sui calci da fermo. Nel primo tempo le parabole arcuate di Ljaijc e di Iturbe erano state i campanelli d’allarme, il modo relativamente semplice con cui ha colpito la “bestia nera” Maxi credo debba creare un minimo di preoccupazione e produrre contromisure specifiche, anche perché la Lazio i saltatori ce li ha.
Inzaghi, però, ha soprattutto saputo organizzare una squadra che sa spingere senza troppo scoprirsi, grazie all’oliato meccanismo Biglia-Parolo e all’alternanza propositiva Milinkovic-Lulic. Sergej mancherà per squalifica a Cagliari, Marco nella semifinale di ritorno con la Roma: e saranno assenze importanti per quanto riguarda gli automatismi. Immagino che Murgia dovrà per forza giocare contro i giallorossi mentre forse a Cagliari tornerà il tridente puro con Senad riportato in mediana.
Detto della gran partita di Basta, favorito dalla posizione spuria di Felipe, che si accentrava per lasciargli la corsia – altro schema made in Simoncino – e dei progressi di Lukaku, che però spesso non torna abbastanza velocemente a coprire, i protagonisti di serata sono stati ovviamente i tre marcatori. A Immobile non si può rimproverare nulla se non che non faccia gol a ogni palla che tocca… A Felipe va lasciato l’estro di tocchettare e sbagliare, anche se allo stadio ti tira immancabilmente fuori la parolaccia… Quanto a Keita, da molti laziali preso in antipatia, il consiglio per tutti è quello di lasciarlo sfogare. Di approfittare per una volta della sua ambizione – peraltro legittima – a cercarsi un ingaggio migliore. Che inventi dal nulla giocate come quella di ieri conviene a lui e a tutti. E lasciate che i panni se li lavino tra loro i giocatori. Ciro da buon napoletano l’ha detto chiaro: “Cerchiamo di cambiargli la cabeza…” Non è il primo e non sarà l’ultimo che vorremmo omologare, senza capire che la sua forza, probabilmente, è proprio nello spirito ribelle.
Vin. Cerr.

 

Foto Roberto Tedeschi

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