Essere fenomeno non comporta l’essere campione. Cosa dobbiamo fare con te, Felipe?

felipe anderson

Una stella che (ri)cominciava a brillare. L’avevamo battezzato così. D’altronde, dopo un’ottima prestazione da titolare e efficaci apparizioni da subentrato sembrava più che lecito giudicarlo in questo modo. E, invece, ci siamo illusi. O meglio, ci ha illusi lui, ancora una volta.
Dove sei, Felipe? Lì, sconfinato sulla fascia destra, chiamato in causa per spaccare la partita come tu sai – e puoi – fare. Ma no. Neanche un guizzo, neanche un accelerazione, solo eterna, costante, superba sufficienza. O permalosità, che dir si voglia. Per carità, sei brasiliano e l’indole da superiorità – diciamolo, anche motivata – ce l’hai nel sangue. Ma, caro Felipe, non basta averla. Devi metterla sul campo, sputare sull’erba quel sangue infuso di tecnica sopraffina che hai a disposizione in abbondanza.

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Perchè non sei un campione, ricordalo Felipe. Hai piedi che, in Italia, in pochi possono vantare. Hai velocità da far invidia ai velocisti migliori d’Europa. Tecnica di livello assoluto. Classe straordinaria. Ma la testa, Felipe, dove è la testa? Non bastano le qualità sopracitate, devi saperle usare. Devi metterci testa, gambe, cuore, voglia. In primis le ultime due. Ecco si, ci è parso che ti manchi la voglia. La voglia di conquistarti ciò che con Pioli ti eri prefissato di raggiungere. Il primo anno si vive di rendita, poi devi ricominciare da capo. Ricominciare dagli scampoli di partita, in cui devi spaccare il mondo; ricominciare dalle (poche) occasioni da titolare che ti vengono concesse, evitando di sprecarle malamente passeggiando per il campo e sperando che i difensori cadano al tuo arrivo. Semifinale col Milan docet.

Ora, non è tutta colpa tua. La prestazione della Lazio di ieri non è stata all’altezza delle aspettative e, anche gli altri top, come Immobile e Luis Alberto, hanno clamorosamente steccato. Sei stato chiamato per dare una scossa alla Lazio ma, a questo punto, quella scossa, devi darla in primis su di te. Perchè sei un fenomeno, non un campione. Puoi sempre diventarlo, certo. Noi ti aspetteremo. Forse, però, per l’ultima volta.

Antonello Gioia

A vent'anni guardo il mondo da un oblòg. Maturità classica, studente di Comunicazione Sociale Istituzionale alla PUSC a Roma, ma con la Puglia nel cuore. Se vuoi qualcosa, vai e inseguila. Ed eccomi qui.

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