Dopo Tagliavento e Banti ecco Maresca: così la Lazio ringrazia Luis Alberto

FOTO TEDESCHI
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Da dove cominciamo?
Dai due rigori nettissimi negati alla Lazio. Che sono alla base del 2-2 finale in casa del Genoa scatenato solo quando vede biancoceleste.
Poi aggiungiamo il gol, bellissimo, di Luis Alberto che salva i nostri dalla beffa che sarebbe stata davvero incommentabile.
Questa è la Pasqua biancoceleste. Con l’uovo mezzo pieno o mezzo vuoto, come preferite. Ma comunque ricoperto di cioccolato secondo tradizione. Perché la Lazio è viva, sta bene, doveva e poteva vincere o stravincere. Ed è stata perfino salvata da Strakosha all’ultimo palpito del settimo minuto di recupero.
Espulsi entrambi gli allenatori e una salva di ammoniti dall’arbitro Maresca, un altro che bisogna cominciare a segnarsi tra coloro da evitare, come Tagliavento e Banti, perché non ci può essere la competenza minima se uno nega i rigori che hanno reclamato prima Parolo (primo tempo) e poi Keita (secondo): due falli così chiari, con tanto di espulsione annessa, che era impossibile proprio non vederli.
E’ chiaro che al netto di questi due episodi poco si può rimproverare alla Lazio. Certo di non essere partita proprio decisa, prendendo un gol stupido, con Basta saltato a sinistra da Palladino, una deviazione fortuita di Biglia e il colpo di testa di Simeone fortunato ma a colpo sicuro. Di aver un po’ giocherellato nel primo tempo con Felipe arretratissimo e Keita quasi innocuo a destra. Milinkovic è stato generoso come sempre ma è spesso finito fuori schema e Parolo ha dovuto faticare il triplo per reggere la baracca (suo un salvataggio in rientro nella ripresa che vale un gol). Detto del fallo di Burdisso su Parolo che se fischiato, oltre al rigore, avrebbe provocato l’espulsione dell’argentino, il pari è arrivato comunque dal dischetto perché sempre Burdisso ha letteralmente parato un tiro da fuori di Felipe: Biglia ha mostrato di non essere perfetto ma almeno rapido a insaccare sulla ribattuta miracolosa di Lamanna.
Così si è andati al riposo sul pari e la Lazio ha potuto ripartire a spron battuto per consolidare la classifica e imporre la maggior classe. Qui Maresca ha continuato il suo pomeriggio anti, ben coadiuvato bisogna dirlo dai due arbitri di porta: il fallo di Laxalt su Keita è stato netto e per  giunta prolungato. E la Lazio ha commesso l’errore, peraltro inevitabile, di innervosirsi. Fin troppo. Perché piano piano anche il Genoa ha iniziato a rispondere sia pure sporadicamente, approfittando delle forze fresche tra cui le vecchie conoscenze Pandev e Cataldi.
Felipe Anderson non ha potuto festeggiare il compleanno ed è uscito molto deluso per far posto a Lombardi. Che ha subito dato un ottimo assist da destra ma poi si è mangiato in contropiede solitario un gol clamoroso, davvero strana la sua conclusione con un destro dritto per dritto a porta spalancata. Si sa che certi errori si pagano spesso a caro prezzo: e la Lazio ha incassato ancora un gol di testa, stavolta dallo scatenato Pandev perfetto nello smarcarsi e nell’arrivare all’appuntamento sul secondo palo sul cross pennellato dalla destra. Strakosha non impeccabile ma il colpo era da un metro. E qui davvero si è materializzato il vecchio fantasma rossoblù: il Genoa ha un fatto personale con la Lazio e lo ha dimostrato ancora una volta giocando la migliore partita del 2017, contando sul ritorno e sulla motivazione di Juric. Invece dal cilindro di Inzaghino era già uscito da qualche minuto un Luis Alberto formato trequartista dietro le tre punte Immobile-Keita-Lombardi. E così finalmente abbiamo visto la qualità dello spagnolo, che col destro ci sa fare: una botta terrificante da oltre venti metri, rasoterra e angolatissima, che ha rimesso a posto il risultato almeno in parte, evitando la sconfitta.
Ma il match è stato vibrante fino all’ultimo secondo del lunghissimo recupero. Milinkovic di testa ha mandato il pallone a pochi centimetri dal palo di Lamanna e sul contrassalto Strakosha si è buttato alla disperata sulla conclusione di Pandev, poi contrato in angolo da Lukaku sulla ribattuta. Poteva finire, come certo avrete visto, in qualsiasi modo. Ma il punto non cambia la classifica, perché hanno pareggiato anche Atalanta, Milan e Inter. Sono sette lì davanti e una potrebbe non vedere l’Europa. Mancano sei partite e la Lazio sa di dover dare tutto per il posto che comunque le spetta.
Vin. Cerr.   

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