Aquila stilizzata e marchio Seleco, dagli anni bui alla Supercoppa

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Se c’è una caratteristica che contraddistingue da sempre il tifoso Laziale è il rispetto della propria storia, anche quella meno nobile che vede la maglia biancoceleste calcare campi di periferia tra colpi proibiti, sangue, sudore e tecnica non proprio eccelsa. Non si possono accettare solo certi momenti della propria storia, sofferenza e celebrazione sono due facce della stessa medaglia, lo Yin e lo Yang del tifo.

Per qualche tifoso più maturo, quella di domenica è una notte doppiamente dolce, che forse riesce a spazzare via molto dell’amaro accumulato negli anni ‘80, gli anni dell’aquila stilizzata per l’appunto, l’ideale punto di connessione tra stagioni sofferenti come quelle dell’82/83 e dell’83/84 in cui lo sponsor Seleco campeggiava sulle maglie. Nella prima delle due stagioni menzionate, la Lazio conquistò la promozione in Serie A giungendo seconda in serie cadetta, ma questa fu purtroppo una gioia mozzata in gola dallo scudetto guadagnato sull’altra sponda del Tevere; nell’annata successiva una sudatissima salvezza in Serie A conquistata all’ultima giornata in casa del Pisa fece vacillare ancora i tifosi. Altre annate difficili seguiranno, la retrocessione amara dell’85, la permanenza in B nell’86 fino al romantico goal di Fiorini nell’87 che evita una cocente retrocessione in serie C.

Ma nel 2017 la storia è stata riscritta, qualche timida lacrima ha rigato il viso di tifosi non più giovanissimi che si sono visti scorrere davanti agli occhi palcoscenici meno pregiati, campi meno curati, calciatori in campo meno dotati.

Quella stessa maglia, con l’aquila stilizzata sul petto, quello stesso sponsor compagno di mille battaglie insanguinate, insieme hanno vinto un Trofeo, il meno nobile dei 3 che vengono assegnati ogni anno in Italia, qualcuno potrebbe obiettare, tuttavia il quattordicesimo nella storia della Lazio, e la bacheca si allunga portando la Lazio al quarto posto nella classifica dei club italiani più titolati di sempre.

Non è un sogno, è la realtà antipodica che contraddistingue da sempre il percorso calcistico della Lazio, è una finale al cardiopalma in cui si può essere gettati dalle stelle alla stalle in pochi secondi, e poi una fiammata d’orgoglio può riportarti in alto e farti scrivere una nuova pagina nell’album di ricordi della tifoseria Laziale.

 

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Gabriele Giammusso

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